WWF: “La soia che ruba le foreste”, cosa possono fare i consumatori per una produzione più sostenibile

da su 27 gennaio 2014
soia

In questi giorni, il WWF ha pubblicato un dossier intitolato “La crescita del consumo di soia: Impatti e Soluzioni”, un documento che evidenzia come e perché la produzione di soia, negli ultimi 50 anni sia aumentata di 10 volte, causando la distruzione di significative porzioni di foreste.

La rapida crescita della domanda di soia, si evidenzia nel documento, è dovuta soprattutto all’alimentazione animale. Eva Alessi, responsabile sostenibilità del WWF Italia, spiega: “Consumiamo più soia di quanto crediamo, ed è quella utilizzata come mangime per maiali e polli  e negli alimenti trasformati che sono il vero problema, non certo il tofu e la salsa di soia. La produzione di un chilo di carne di pollo può richiedere  oltre mezzo chilo di soia”.

Circa i tre quarti delle 270 milioni di tonnellate di soia prodotte nel 2012 sono state destinate ai mangimi animali: ecco perché è prioritario per il WWF coinvolgere le aziende che producono e vendono carne e alimenti per animali, per evitare che la produzione di soia continui a distruggere la biodiversità.

Vediamo più da vicino, in sintesi, il contenuto del dossier del WWF.

Secondo quanto si legge nel documento diffuso dall’organizzazione, l’area destinata alla produzione di soia è passata da 26 milioni di ettari nel 1961, agli attuali 106 milioni. Un’espansione che sarebbe avvenuta a discapito delle aree naturali, disboscate e costrette a trasformarsi in attività agricole o pastorali. E le proiezioni per il futuro non sarebbero delle migliori.

Si legge: “Recenti proiezioni della FAO indicano un incremento a 515 milioni di tonnellate entro il 2050; altri proiettano un aumento del 2,2 per cento all’anno fino al 2030. Il consumo di soia in Cina è raddoppiato negli ultimi dieci anni, da 26,7 milioni di tonnellate del 2000 a 55 milioni di tonnellate nel 2009, di cui sono state importate 41 milioni di tonnellate”.

Conseguenze

Tra le conseguenze di questa crescita vertiginosa di produzione di soia, il WWF inserisce una tragica perdita degli ecosistemi naturali.

Negli ultimi decenni, infatti, vaste aree di foreste, di praterie e di savana sono state convertite in terreni agricoli. Tra queste troviamo l’Amazzonia, il Cerrado, la Foresta Atlantica, la Foresta Chaco e Chiquitano che coprono la maggior parte di Brasile, Argentina, Bolivia e Paraguay e le praterie del Nord America. Non solo, sta aumentando anche la vulnerabilità di specie come il giaguaro, il formichiere gigante, l’armadillo e l’ara macao.

produzione soia WWF: “La soia che ruba le foreste”, cosa possono fare i consumatori per una produzione più sostenibile

Il dossier tocca uno per uno i luoghi più a rischio:

  • l’Amazzonia, dove  la soia avrebbe contribuito alla deforestazione, sia attraverso la conversione diretta che, in alcuni casi, spostando la produzione di bestiame ai bordi della foresta;
  • il Cerrado, che detiene circa il 5 per cento della biodiversità mondiale ed è una delle fonti d’acqua più importanti del Sud America, in cui circa la metà del territorio, negli ultimi 40 anni, è stato convertito in agricoltura e pascoli. La coltivazione di soia occupa ormai circa il 7%;
  • Chiquitano, la foresta della Bolivia, il più grande bosco tropicale del mondo e uno dei gli ecosistemi più minacciati del pianeta, dove la produzione di soia è in rapida espansione, accompagnata da alti tassi di deforestazione .

“Anche se questo ha contribuito ad aumentare la produzione di carne e portato benefici economici ai paesi che producono e commerciano – si legge – convertire gli ecosistemi naturali comporta un costo pesante”.

Quali soluzioni propone il WWF

Nel suo dossier, il WWF non si limita solo a descrivere una situazione potenzialmente pericolosa per i nostri ecosistemi, ma propone delle soluzioni orientate a una produzione più sostenibile.

Tutti, sostiene l’organizzazione, possiamo fare qualcosa: dai governi, alle aziende, fino ad arrivare ai consumatori.

Le proposte sono: una migliore pianificazione dell’uso del suolo, la tutela delle aree naturali vulnerabili e di valore, un processo di certificazione quale quello proposto dalla Tavola Rotonda sulla Soia Responsabile (Roundtable on Responsible Soy, RTRS), migliori pratiche agricole e la riduzione di scarti e rifiuti.

Un’azione importante, sottolinea il WWF, è quella svolta dai consumatori che possono contribuire a contenere la domanda di soia, riducendo il consumo di proteine animali e lo spreco alimentare.

Per capire meglio: “Il legame tra la soia e il consumo di proteine animali si può illustrare graficamente con il pollame, per cui si è registrato un aumento del 711% della produzione nel corso degli ultimi 40 anni fino al 2007. Recenti ricerche nei Paesi Bassi hanno rilevato come in media vengano consumati 575 grammi di soia per produrre un chilo di carne di pollo”.

E ancora:

  • chiedere ai rivenditori e alle aziende di impegnarsi a scegliere soia proveniente da coltivazioni sostenibili, per la fornitura delle loro catene;
  • scegliere prodotti di soia certificati da RTRS e scegliere prodotti di origine animale alimentati con soia sostenibile;
  • chiedere per i vostri prodotti il certificato RTRS di soia non-OGM;
  • ridurre il consumo di carne, uova e latticini;
  • ridurre lo spreco alimentare.

Queste sono solo alcune delle raccomandazioni che il WWF fa ai consumatori, affinché contribuiscano a fare passi più decisi verso una produzione di soia più responsabile.

Anche se non esiste un’unica soluzione, tutti noi, dalle aziende produttrici, a quelle che acquistano e finanziano la produzione di soia, fino ad arrivare ai consumatori di soia e di prodotti a base di carne, abbiamo il potere di fare scelte che possono aiutare il nostro ecosistema. Ma dobbiamo agire con urgenza.

Sul sito del wwf è disponibile l’intero rapporto.

http://www.wwf.it/news/notizie/?5220

(Foto in evidenza: Crearly Ambiguos; foto interna: UnitedSoybeanBoard)

Un Commento

  1. Elena

    12 febbraio 2014 at 17:39

    Veramente i miei amici vegani magnano soia tutti i giorni….
    Io x i miei animali nn gliel ho mai data….nemmeno nei mix ….
    Anche xchè è un facilitatore all intolleranza al nichel…..

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