Il genepì, pianta delle alte vette usata come aspirina naturale

By on 26 novembre 2013
genepì

Il genepì è una pianta aromatica che cresce nelle zone alpine e appenniniche, famosa soprattutto in Piemonte e Valle D’Aosta per il liquore che se ne estrae. Le sue proprietà, però, non si fermano solo al gusto particolare del suo liquore, ma alle molteplici virtù che la caratterizzano.

Questa pianta, infatti, possiede preziose capacità curative, in particolare per l’apparato respiratorio e digerente.

Le sue virtù sono principalmente collegate ai suoi principi amari e al cineolo, una particolare sostanza che la rende un balsamo efficace per tosse e forme asmatiche. Spesso, inoltre, i suoi infusi vengono utilizzati per favorire la sudorazione e abbassare la temperatura in caso di febbre.

Il genepì, conosciuto anche con il nome botanico di Artemisia genepi, è una pianta erbacea alta fino a 15 centimetri, che cresce in cespi ramificati e fogliosi di colore verde argenteo. In genere, per preparare tinture e infusi, vengono utilizzati i suoi fiori e le sue sommità, che vengono fatti essiccare in un ambiente ben areato.

Grazie al cineolo e ad altre sostanze che la compongono, viene utilizzata spesso in casi di digestione lenta, raffreddore, tosse e per migliorare la cicatrizzazione delle ferite. È un espettorante e un tonico e nelle foglie di questa pianta sembra sia nascosto un tesoro capace di combattere catarro. Nello specifico, il cineolo è un ossido terpenico che si rivela utile per stimolare il buon funzionamento dell’apparato gastro-intestinale.

Anticamente, gli abitanti delle montagne erano soliti utilizzare il genepì per alleviare il “mal di montagna”, un rallentamento della digestione provocato dalle eccessive altitudini e dal freddo. Infatti, il genepì è utilizzato in caso di digestione lenta e difficile e per la flatulenza.

In cucina, gli estratti di questa pianta si usano per preparare liquori e aperitivi.

I suoi benefici sono apprezzabili in genere come infuso e tintura:

  • come infuso viene utilizzato durante l’influenza, per alleviare i sintomi. In questo caso, basta mettere 3 grammi delle sommità fiorite in un pentolino di acqua bollente, dove saranno lasciate in infusione per 5 minuti. Da bere dopo i pasti principali, ancora caldo e in caso addolcito con del miele.
  • Come tintura, invece, viene utilizzata per alleviare i disturbi gastrointestinali. In erboristeria è disponibile la tintura madre che viene assunta in piccole dosi (mezzo cucchiaino) dopo i pasti.

Come aperitivo, vengono messi alcuni rametti in infusione in una bottiglia di acqua fredda. Il liquido viene poi bevuto mezz’ora prima dei pasti.

Purtroppo, sembra che la pianta sia in via d’estinzione, a causa della raccolta indiscriminata da parte dei turisti e cercatori di erbe medicinali. Per questo, dal 1928 è stata classificata come pianta protetta e pertanto la sua raccolta è regolamentata e protetta: in alcune regioni è soggetta a rigorose limitazioni, in altre a veri e propri divieti.

Questo, assieme alla difficoltà di raggiungere i luoghi in cui cresce spontanea, ha portato molti agricoltori a tentare di coltivarla, per portare avanti la tradizione della distillazione del suo prezioso liquore.

L’unica specie che si è rivelata adatta ad essere coltivata è l’Artemisia Mutellina, conosciuta anche come Genepì bianco, le cui piantagioni sono attualmente concentrate per lo più in Piemonte e Valle d’Aosta.

Non si conoscono nello specifico particolari controindicazioni al suo uso, ma è sempre bene consultare uno specialista per comprendere ipersensibilità individuali e possibili complicazioni d’uso.

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(Foto: wikipedia)

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