I pesticidi trovati negli spaghetti: ecco le marche

By on 23 marzo 2014
spaghetti-pesticidi

Sono state analizzate le confezioni di pasta sia biologica che normale e su sette confezioni su 15 sono stati trovati dei pesticidi. Le confezioni di pasta sono state acquistate nei supermercati e discount della Svizzera francese (Aldi, Lidl, Coop, Manor e Denner) e dei sette tipi di spaghetti con residui, quattro sono di produzione italiana e tre svizzera.

Il test è stato eseguito congiuntamente dalla rivista Bon à savoir e dalla Radiotelevisione svizzera RTS su campioni di pasta biologica e convenzionale. Su cinque confezioni sono state trovate tracce di pirimifos metile che viene usato per la conservazione del grano nei silos, queste confezioni sono Prix Garantie, Combino, Reggano, Barilla e La Pasta di Flavio.

In un tipo di pasta svizzero, Qualité & Prix, è stata trovata traccia di cipermetrina, Acaricida usato in tutto il mondo nelle coltivazioni dei cereali, del caffè e anche nella coltivazione del cotone. Negli spaghetti Dennerè stato rilevato l’insetticida-nematocida terbufos, usato nelle coltivazioni di barbabietole, tabacco, mais e patate.


La concentrazione era molto vicina al limite consentito (0.007 mg/Kg sui 0,010 mg/kg ammessi dalle normative).Nessuna traccia di pesticidi in De Cecco, Garofalo e spaghetti Barilla integrali.

Nonostante tutto, però, nessuna marca supera i limiti consentiti dalla legge. Quindi non allarmatevi, mangiate la quantità di pesticidi consentita dalla legge…

Poche e scarse le repliche delle aziende interessate, tra le quali la Barilla che ha precisato che l’80% del grano usato per le sue produzioni proviene dall’Italia e il restante 20% di grano duro da Francia e Stati Uniti e il vizietto dei pesticidi ce l’hanno proprio i francesi sempre pronti a picconare il Made in Italy. Detto ciò, se si vuole la certezza di nutrirsi con prodotti sani e privi di pesticidi sono da scegliere i prodotti biologici che per legge non ne devono contenere.
Ecco la tabella delle marche e delle sostanze rintracciate; la notizia vera è che gli spaghetti bio sono davvero bio!
test-spaghetti-pesticidi

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31 Comments

  1. robe

    23 marzo 2014 at 22:32

    Quanta gente é morta?

  2. paolo bastoni

    24 marzo 2014 at 12:46

    ma l’avete notato che i prezzi sono in franchi, quindi precedenti l’anno 2000?!?…..

    • admin

      25 marzo 2014 at 10:30

      Ciao Paolo lo studio è svizzero, di conseguenza loro hanno i franchi.

    • Armando Petitti

      26 marzo 2014 at 15:48

      Ma lo vogliamo dire che la Svizzera non adotta l’Euro ma la sua moneta è il Franco Svizzero

    • Gian Luca

      28 marzo 2014 at 16:25

      Sono prezzi medievali, il franco veniva usato nel medioevo in Nord Italia, conviene segnalarlo subito. Hai notato che le confezioni di pasta erano dipinte a mano dai monaci ?

      • Francesco

        22 giugno 2014 at 15:29

        Aahuahuahuahuahahua (y)
        Questi spaghetti saranno messi al rogo 😀

    • Marco

      3 aprile 2014 at 09:41

      ????? La Svizzera non fa parte dell’Unione Europea di conseguenza mantiene da sempre la sua moneta originaria, il franco svizzero…

    • denil

      12 settembre 2014 at 00:48

      Le confezioni sono attuali quindi sono franchi svizzeri, come da articolo, peccato non vi siano anche gli altri marchi

    • monia

      7 dicembre 2015 at 15:47

      Paolo in svizzera,la moneta corrente è il franco.

  3. Carmelo

    25 marzo 2014 at 11:36

    Questi dati sono inutili e nocivi, è giusto informare e non disinformare, se si tratta di uno studio scientifico dove sono tutti i dati di validazione? qual è il range di incertezza? quanti campioni sono stati analizzati? scusate se parlo da chimico ma una volta che articoli così approdano alla rete si danneggia solo il mercato

    • admin

      25 marzo 2014 at 15:20

      Salve Carmelo all’interno dell’articolo ci sono tutti i link di riferimento delle ricerche e da dove è pervenuta la notizia

    • Anto

      10 settembre 2014 at 09:45

      Intanto fatti un giro allo stabilimento barilla di Melfi, vuoi che un’azienda che non bonifica l’amianto nei suoi stabilimenti abbia cura di non riempire cio’ che produce di pesticidi ? ..e scusami la minuscola..non è un errore.

    • Catia

      21 novembre 2014 at 04:37

      è prorpio il mercato l’elemento da demolire , chi fa profitto sulla salute della gente e dell’ambiente!

    • Amato Beccaceci

      24 maggio 2015 at 17:42

      Da chimico, oncordo pienamente con il commento di Carmelo.
      Pubblicate i dati delle analisi !

  4. Alessandro

    25 marzo 2014 at 13:57

    Il limite di rilevabilita’ massima(LMR) di un principio attivo per avere il superamento di un limite consentito deve superare anche il limite di quantificazione (LOQ). La sensibilità delle macchine analitiche è aumentata nel corso degli anni così è più facile riscontrare falsi positivi. Se i limiti legali non vengono superati ciò non significa che ci mangiamo tracce di tutto ma soltanto che l’esposizione a quel principio attivo rientra nei limiti di tollerabilità. Non facciamo la solita demagogia.

    Tecnologo Alimentare

    • admin

      25 marzo 2014 at 15:21

      Se lei preferisce mangiare alimenti nei quali è legalizzato l’uso di pesticidi, può farlo tranquillamente, crediamo solo che vi sia la necessità di poter scegliere.

  5. laura

    25 marzo 2014 at 14:52

    Sarebbe da verificare se la presenza degli insetticidi è stata riscontrati anche sugli scaffali dei supermercati e se l’analisi è stata fatta, per ogni marca, su confezioni provenienti da diversi negozi.
    Insomma, la notizia così come è scritta non alcuna altra funzione che creare allarmismo e nulla più: ci vorrebbero delle info più dettagliate o dei riferimenti a dove trovare queste info.

    • admin

      25 marzo 2014 at 15:22

      Purtroppo Laura riportiamo le informazioni delle quali siamo venuti a conoscenza, all’interno dell’articolo ci sono comunque dei link con i riferimenti originali.

  6. Giancarlo

    25 marzo 2014 at 15:42

    Non esiste un limite o quantità minima!!!
    Non ci devono essere, punto è basta

  7. Dario

    25 marzo 2014 at 22:31

    Io invece ringrazio per l’articolo. Quando nonostante il totale fallimento della Rivoluzione Verde, che grazie ai pesticidi, doveva sfamare il mondo, ci troviamo in una situazione in cui c’è gente che anche nei Paesi Industrializzati muore di fame, e chi può mangiare si mangia residui legalizzati (da Chi?), mi chiederei dove abbiamo sbagliato, invece di tirare in ballo franchi, insetticidi sui scaffali e cosi via. Grazie a chi tiene duro, e con pazienza..

    Tecnologo Alimentare, Università di Padova, Tesi Impatto Ambientale Coltivazione Prosecco in Provincia di Treviso

  8. pietro

    26 marzo 2014 at 00:17

    L’articolo originale conclude che non esiste alcun rischio sanitario nell’assunzione di tutte le marche di pasta esaminate. Personalmente ritengo che il consumatore abbia il diritto di poter scegliere consapevolmente quali di queste paste consumare. Il resto e’ filosofia e non attiene affatto alla tutela della salute pubblica.

    persona di buon senso, dotato di laurea in Farmacia, non indispensabile.

    • Dario

      26 marzo 2014 at 14:32

      La mia era una critica a chi risponde tirando in ballo cose che non c’entravano nulla, e concordo al 100% con te. L’ultima frase era semplicemente per rispondere a chi ha usato paroloni da Università. Non voglio certo arrivare ad infilare curriculum scolastici. Ma comunque bisogna sempre ricordare che FORSE il consumatore è libero di scegliere, ma spesso chi vive in certe zone non è libero neanche di aprire le finestre, di far giocare i propri figli in giardino e cosi via. Qui facciamo solo filosofia, ed è vero, ma volevo solo porre l’accento che alcune scelte fatte da alcuni, come limiti massimi etc., nocività o no di alcuni prodotti, allo stato attuale, non hanno portato a nulla, anzi a qualcosa si, che in primavera io e tutti i miei vicini le finestre non le apriamo..

  9. massimo

    27 marzo 2014 at 16:37

    Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni e di scrivere ciò che vuole, basta che il messaggio passato non sia fuorviante come nel titolo di questo articolo. Ovviamente il redattore è di parte, scrive a proprio favore. Spero che la parte offesa in questo articolo (e qui è pesantemente offesa) prenda posizione. Non è questo il modo di combattere per la salute alimentare (che in molti casi non viene salvaguardata dalle multinazionali), emettendo notizie allarmanti che in realtà non lo sono. Firmato: un razionale consumatore.

  10. Gian Luca

    28 marzo 2014 at 16:29

    Certo e magari pensare che 0,018 mg/kg di pesticidi sono meno di quelli che ingeriamo in una passeggiata in campagna dopo qualche giorno che è stato trattato un campo, oppure che magari ci sono anche tracce di piombo/metalli pesanti oppure di diossina, tipo in Campania… bah, articoli davvero fatti ad hoc per certi prodotti…

  11. milly

    2 aprile 2014 at 08:31

    Io uso il sistema dell’infedelta al prodotto. Ogni volta cambio marca provenienza tipo negozio ecc

  12. Enzio

    15 aprile 2014 at 17:01

    Sono un dottore Agronomo e l’ambiente agricolo lo conosco.
    L’aticolo scritto così è solo disinformazione …..”tracce” può sinificare tutto o niente.
    I valori superano quelli imposti da normative, e quindi esiste rischio per la salute, o no, se inferiori a suddetti valori di quanto lo sono?

  13. Anto

    10 settembre 2014 at 09:48

    Io continuero’ a non comprare la pasta dei barilla perchè mi basta sapere che non bonificano l’amianto dallo stabilimento di Melfi, fate una piccola ricerca. L’etica non è aria fritta.

  14. Erasmo paone

    18 ottobre 2014 at 08:22

    La GDO e’ nemica della qualità . Se volete un pacco di,pasta a 40 centesimi , mentre pagate due gocce di caffè un euro, cosa sperate di trovare oggi e sopratutto domani ? … E sapere che chi cerca ancora la qualità … Sta per chiudere perché gli,italiani … Le italiane… Non sanno,più riconoscere la qualità e per 20 centesimi si mangiano grani ogm , pesticidi , se non radiazioni …. Non basta parlare di qualità … Bisogna pure riconoscerla ed investirci sopra !

  15. Roby

    17 gennaio 2016 at 23:37

    Ma della pasta per celiaci non hanno analizzato nessuna marca? Io sono allergica al frumento vorrei capire se cado dalla padella alla brace anche con quella…

    • Sonia

      18 gennaio 2016 at 15:38

      ciao Roby, in questa ricerca no. Se non c’è frumento si spera che le materie di origine non siano state trattate con pesticidi per altre materie prime ( mais, riso ..ecc ). Dovresti cercare prodotti certificati biologici

  16. JUKi

    2 febbraio 2016 at 16:09

    CHE STRANO! Tutte marche italiane, ma guarda un po’.
    “Studi” stranieri che spalano merda sui prodotti italiani, una novità!
    Mi chiedo quanti studi smerdino i prodotti francesi, inglesi o tedeschi per esempio, io non ne ho mai sentiti

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